R. ha sognato di dover dirigere la 9na Sinfonia, a Dresda o a Monaco; prima, molto affamato, passa per una stazione di ristoro ferroviario dove ha ordinato delle Frankfurter Würste [1]; arrivato a ritirarle, vede due uomini che mangiano la sua porzione e il personale del buffet è maliziosamente impertinente, così come la locandiera, che gli nega non solo le salsicce, ma anche la birra; lui si infuria, poi pronuncia parole gentili, ma tutto invano. Alla fine lascia il locale imprecando, giunge alla sala, attraversa l’orchestra, viene accolto con applausi, ma deve arrampicarsi, si affida alla propria agilità, arriva però a un punto troppo profondo, dal quale non può saltare: si sveglia! … Lui dice: basta che le forze del cervello siano ostacolate, a causa di cattive esperienze, nell’attività per la quale sono destinate, affinché tutti i demoni se ne impadroniscano e non producano altro che immagini orrende! …
Decisioni riguardo alla mia Daniella; tengo Blandine in casa. Iniziamo il “pellegrino” di Lope [2], ma non vi troviamo alcun piacere e leggiamo una novella di Boccaccio. —
il barone Seydlitz riferisce di essere stato dalla baronessa Schl., l’ha trovata, anziché abbattuta, lietamente speranzosa; ella mi avrebbe già telegrafato; non giunge alcun telegramma! – – – Il signor O. Wesendonck comunica di non poter versare l’anticipo.
[1] Le salsicce di Francoforte, conosciute come «Frankfurter Würstchen», sono protette come indicazione di origine geografica già a partire dal 1860 circa.
[2] “Il pellegrino nella sua patria” di Lope de Vega.
Traduzione in italiano di Claudia Bilotti [© Claudia Bilotti | WAGNER Salon]
