Visite, pranzi, un via vai incredibile, la sera banchetto; R., senza alcuna preparazione, parla meravigliosamente, parafrasa l’ultimo coro del “Faust” [1], tutto ciò che è effimero è solo un simbolo! L’idea: L’eterno femminino ci trae verso l’alto. Il deputato del Reichstag parla in modo assai infelice: non si può sapere che cosa il futuro avrebbe pensato di questa questione, ma l’aspirazione è degna di riconoscimento! Dopodiché il conte Apponyi, in maniera magnifica, paragona R. a Sigfrido: egli ha nuovamente ridestato la tragedia perché non ha imparato a temere. Magnifico. Poi R. rivolge un brindisi meraviglioso a mio padre [2], senza di lui nessuno saprebbe nulla di R. — Serata molto, molto bella! Tutti i cantanti però, ad eccezione di Hill, della signora Grün, di Reichenberg, del signor Siehr (eccellente come Hagen), assenti! Dopo tre mesi di lavoro con R. non ritengono necessario, in una simile occasione, stringersi intorno a lui; dovrebbero essere arrabbiati perché nel nostro teatro non li hanno richiamati.
[1] Durante il banchetto, nel corso del suo discorso, RW indica improvvisamente Liszt: “Ecco colui […] senza il quale oggi forse non avreste ascoltato una sola mia nota”, e abbraccia Liszt.
[2] Questo è il celebre primo verso del Chorus mysticus, che conclude la seconda parte del Faust di Goethe, composto intorno al 1825.
Traduzione in italiano di Claudia Bilotti [© Claudia Bilotti | WAGNER Salon]
