9 giugno (9 giugno 1876)

Diario di Richard Fricke

Wagner mi lesse oggi il telegramma di felicitazioni indirizzato all’Intendente von Hülsen per il suo venticinquesimo giubileo a Berlino:

“Rammaricandomi vivamente di essere rimasto lontano per un quarto di secolo dalla Sua attività così benefica, spero di poter essere partecipe più da vicino a un nuovo quarto di secolo della medesima e, assegnandomi così un’età avanzata, Le auguro, veneratissimo Signore, quella bella pazienza che possa condurLa a celebrare il Suo giubileo d’oro, dopo l’odierno giubileo d’argento.

Con sommo ossequio e massima devozione
Richard Wagner.”

Hülsen e Wagner erano rimasti del tutto distanti l’uno dall’altro fino a poco tempo fa (prima rappresentazione di Tristan und Isolde). All’epoca delle prime rappresentazioni del Lohengrin a Berlino, in occasione delle quali era necessaria la presenza di Wagner, Hülsen, in qualità di junker prussiano [1], non aveva mai ricevuto lui, il rifugiato politico, contro il quale si era trovato sulle barricate nel 1849. Ora sono diventati i migliori amici.

Wagner mi incaricò di andare in città con la signora Cosima per prendere in prestito da un ramaio o da un lattoniere [2] gli oggetti di scena necessari per il tesoro dei Nibelunghi in vista della prova odierna. Dal lattoniere Vogel abbiamo trovato il tesoro sotto forma di 44 oggetti: taniche per l’olio, barattoli, imbuti, stampi per torte, secchi, annaffiatoi, caldaie ecc., e ci siamo diretti con il tesoro verso il teatro.

Dopo il pranzo trovai alla “Sonne”, dove ero andato per prendere il caffè, Wilhelmj e il fratello, Hans Richter e la moglie e Reichenberg e altri a bere champagne. Wilhelmj non riusciva a trovare parole sufficienti per tutte le lodi che mi erano dovute per le mie disposizioni sceniche, tanto che mi prese angoscia e paura.

Ore 6: prova di scena, quarta scena del Rheingold. Questa volta comparimmo tra l’allegria generale (io e i 30 ginnasti) con il nostro tesoro dei Nibelunghi, faticosamente guadagnato, e raccogliemmo ancora una volta lodi e fama. Ore 8.45: ritorno in città. Il cielo era minaccioso e ben presto si scatenò un temporale, colpo su colpo, lampo su lampo. Un fulmine era caduto in una casa, aveva rovinato una parete, ma senza mettere in pericolo alcuna vita umana.


[1] Un “Junker prussiano” indicava originariamente un giovane nobile (dal medio alto tedesco “Juncherre” = giovane signore). A partire dal XVI secolo, il termine si trasformò nella designazione dei grandi proprietari terrieri nobili nelle regioni della Prussia situate a est dell’Elba (ad esempio Pomerania, Slesia, Prussia Orientale).

[2] Nel 1876 il Klempner (lattoniere) era un artigiano che lavorava lamiere metalliche come rame, stagno e zinco, producendo oggetti d’uso quotidiano (secchi, imbuti, recipienti, caldaie) e riparando manufatti metallici. Non va confuso con l’idraulico moderno.


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