Alle undici i cantanti e le cantanti della seconda scena del Rheingold erano stati convocati da Wagner per fissare posizioni, gesti ecc. Qui gli accade come con Unger: non diventano coraggiosi, perché oggi lui lo vuole così e domani di nuovo in un altro modo. È addirittura impossibile fissare la scena nei suoi cambiamenti. Interrompe continuamente e pretende cose assai strane, che confondono decisamente gli interpreti (che pure non stanno per la prima volta sul palcoscenico).
Lui pretende, per esempio, dai due giganti che, al loro ingresso, appaiano sulle alture montuose, con un’andatura particolare. Glielo mostrò in modo così stranamente strambo che io intervenni e gli dissi (a bassa voce): “Maestro, così non va, è innaturale; voglio mostrare loro come me lo sono immaginato” (andatura pesante secondo il motivo). “Benissimo, benissimo”, disse Wagner, “il mio passo non valeva nulla”. Allo stesso modo voleva da Eilers (Fasolt) gesti di nuovo del tutto innaturali, che dovetti correggere.
In tutte queste prove di scena, tuttavia, mi viene paura per la salute di Wagner. Egli si getta tra i cantanti, si pone accanto a loro e ne mostra i gesti. Il suo temperamento vivace lo fa dimenticare ciò che il giorno prima aveva detto e ordinato riguardo alle scene, alle posizioni, ai cambiamenti di posizione. E quando poi arriva l’uno o l’altro e dice: “Caro Maestro, ieri avete stabilito così e così”, allora subito risponde con parole veementi: “No, no, oggi però lo voglio così”. E domani lui dice: “Potete pure lasciarlo così”. (Se una cosa del genere capitasse a me, come attore o cantante, da parte di un regista? – Credo che io …)
Tuttavia spero che mi riesca ancora di diventare padrone della situazione, senza che Wagner se ne accorga. Nel pomeriggio andai da Eilers e gli insegnai le cinque battute; io e lui abbiamo sudato parecchio per questa impresa artistica.
Ore 6 – 8½ prova di scena della 2 e 3 scena del Rheingold con orchestra e decorazione scenica, ma ancora senza attrezzi di scena. Di nuovo le stesse interruzioni, lo stesso intervenire e modificare la scena. È davvero da disperarsi. L’entrata e l’uscita dei ginnasti viene ogni volta accolta con acclamazione e tutta la scena è così semplice.
Le trasformazioni fra le scene con l’aiuto dei vapori vanno bene, ma le trasformazioni e la scomparsa di Alberich mediante vapori e scomparse in profondità lasciano ancora a desiderare. Il nostro buon Hill ha molto da soffrire. I musicisti si lamentano che i vapori penetrano nella sala posteriore dell’orchestra attraverso la parete divisoria del podio e che, per questo motivo, le arpe non riescono a mantenere l’accordatura. Si lamentano anche delle correnti d’aria, che è quasi insopportabile. Wagner manda a controllare, va di persona, torna e grida all’orchestra: “Ho composto l’opera e ora dovrei anche chiudere le finestre”.
Traduzione in italiano di Claudia Bilotti [© Claudia Bilotti | WAGNER Salon]
