Le impressioni diventano sempre più forti. Ieri abbiamo avuto la prima prova di scena della seconda e della terza scena. La trasformazione dalle profondità del Reno è un capolavoro. Bisogna vederla. Ogni descrizione non rende giustizia alla realtà, e tuttavia Wagner aveva ancora da ridire e molte cose furono modificate. La prova cominciò (con pianoforte): Fricka, Betz – Wotan, Vogl – Loge, Grün – Freia, Unger – Froh, Kögl – Donner, Haupt – Meine Eilers – Fasolt, Reichenberg – Fafner.
I ginnasti, trenta in tutto, li avevo fatti venire ancora una volta alle 12½ per precauzione, poiché anche loro dovevano entrare oggi per la prima volta in scena. Spiegai loro ancora una volta il carattere della situazione e li suddivisi; 12 uomini spingono Alberich a colpi di frusta davanti a sé, gli altri 18 seguono, tutti carichi del tesoro. Addestrati nell’agilità fisica, in mezz’ora la scena fu pronta a mia soddisfazione.
La sera li condussi in scena e tutti rimasero stupiti. Un “hurra” dei presenti si levò. Wagner mi prese la testa con entrambe le mani e non voleva lasciarmi. La seconda montagna è stata scalata! e mi rallegro di aver avuto successo con la mia massima, nel mettere in scena qualcosa di drammatico con forze grezze, che dovesse soprattutto soddisfare l’intenditore.
Poi, sotto una splendida luce lunare, presso i Gießel nella villa, fino alle undici, condivisi con loro la mia gioia per la riuscita, e queste brave persone si rallegrarono con me. Da Angermann trovai Heumann, che aveva già sentito parlare dei miei trionfi.
Traduzione in italiano di Claudia Bilotti [© Claudia Bilotti | WAGNER Salon]
