29 giugno (29 giugno 1876)

Diario di Richard Fricke

Il verme non è ancora arrivato, viene dall’Inghilterra, una parte (la coda) nuota nel Canale. La decorazione di scena del secondo atto è bella. Si ottengono effetti magnifici attraverso illuminazioni a trasparenza. Solo che ci si è spinti troppo oltre: anche le soffitte, le fronde degli alberi che pendono, sono state mantenute trasparenti. L’effetto non inganna più, anzi disturba, perché troppo innaturale. Reichenberg – Fafner – produce un effetto colossale con la sua voce attraverso una tromba parlante [1].  L’intera scena è stata ampiamente discussa sulla stampa, presentata come qualcosa di molto ardito. Io stesso ero della stessa opinione e la consideravo uno dei maggiori scogli. Ma ora ha prodotto su di me l’effetto contrario. La disposizione degli elementi della decorazione scenica è già di effetto imponente e ci porta in uno stato d’animo indescrivibile. Il primo risveglio del verme da parte di Wotan, il vano sforzo di mostrargli il pericolo, le ultime parole di Fafner: “Lasciami dormire”, tolgono per lo spettatore e l’ascoltatore ogni punta di comicità. Il canto dell’uccello della foresta (Lilli Lehmann), l’intagliare il flauto di canna da parte di Siegfried, il litigio tra Mime e Alberich, tutto porta il sigillo dello straordinario; siamo avvinti da ciò che vi è di prevalentemente poetico, e alla fine non si sa quale degli atti precedenti sia stato il più bello.

Ieri mattina il Maestro venne alla prova dei bambini, era di umore particolarmente lieto. “Quando sento il suo violino, mi torna alla mente il tempo geniale che abbiamo vissuto insieme lo scorso anno. Oggi deve rimanere con me; Kögl, il cantante di Hagen, viene alla prova, bella voce, quasi troppo nobile per Hagen, ma temo che non abbia talento interpretativo. Ho molta voglia di chiamare Scaria (trasalii!). Ah, lui già si pente di non poter essere presente; ma vedremo. Sarebbe bene se Kögl cantasse Hunding; mi ripugna vedere Eilers, che nel Rheingold viene colpito a morte, ricomparire già il secondo giorno nella Walküre come Hunding.”

Prima che Kögl venisse alla prova, feci colazione con il Maestro e intanto gli parlai del dottor Baldamus. “A Cöthen? Ventuno anni fa?” disse Wagner, “allora ero ancora in fuga, non so nulla di quell’uomo; ma se fra due anni mi porterà gli usignoli nel mio giardino, allora potrà assistere, quest’anno e il prossimo, alla rappresentazione principale.” Mi propongo di informarne subito Baldamus.

Kögl ha una voce meravigliosa, ma è un maestro di scuola; temo la stessa Couleur [2] di Eilers. Il fatto che Wagner gli abbia di nuovo tolto il ruolo di Donner, lo ha reso molto felice. Nella prova di ieri Wagner accennò a dargli Hunding. Questo lo ha completamente sconvolto. Mi ha pregato con grande insistenza di fare valere tutta la mia influenza per indurre Wagner a non farlo.


[1] Tromba parlante/Sprachrohr: nel 1876, in occasione della prima del Rheingold, il termine tedesco Sprachrohr (letteralmente «tubo della voce») indicava una tromba parlante, un dispositivo acustico a forma di imbuto utilizzato per amplificare la voce. Nella scena del drago Fafner, il cantante eseguiva la propria parte dietro le quinte attraverso questo strumento, ottenendo una voce più potente e lontana, adatta a creare un effetto sovrumano coerente con l’atmosfera fantastica dell’opera.

[2] Couleur: termine francese (letteralmente «colore») entrato nell’uso della critica musicale tedesca dell’Ottocento, spesso tradotto con Farbe, per indicare il colore vocale, il timbro o una specifica qualità espressiva.


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