Per quanto riguarda le prove del 20 e del 21 giugno, devo ancora aggiungere che Wagner cambiò di nuovo tutto ciò che aveva disposto il 19. Andò ancora oltre: cambiò perfino i tempi nell’orchestra e, nel punto di Brünnhilde: “Vivi, o donna, per amor dell’amore”, che il giorno prima aveva fatto eseguire molto lentamente, richiese un cambiamento completo. Era terribilmente agitato, saltava qua e là e pestava i piedi, tanto che faceva venire caldo e freddo. Le Valchirie, armate di pesanti e grandi scudi e lance, erano bagnate di sudore. Ieri Sieglinde gli aveva cantato i suoi difficili passaggi abbastanza da soddisfarlo: “Salvami, ardita, salva mio figlio» ecc.; oggi niente era abbastanza buono per lui. Con un gesto d’ira si allontanò da lei e borbottò irritato tra sé e sé; non l’avevo mai visto così. La signora Jachmann aveva convocato le colleghe più giovani alle quattro. Avevo saputo che impostava la scena secondo l’intenzione del Maestro. Tutto fu stravolto; mi ero ben guardato dal prendervi parte. Prima dell’inizio della prova dissi alle signore Valchirie pressappoco quanto segue: “Signore mie, dovete anzitutto fare attenzione a evitare posizioni uniformi, tanto più che, essendo armate di scudo e lancia, le posizioni delle braccia appaiono già di per sé molto uniformi. Dovete tenere continuativamente gli occhi aperti, benché tutte voi abbiate parti difficili da cantare.
“Ho notato in alcune di voi che non manifestate con sufficiente ardore la vostra partecipazione a questa importante scena. Vi lasciate quasi distrarre dalla grandiosità della musica nella vostra recitazione e passate nella funzione del pubblico che ascolta; dimenticate che siete nella scena, nella quale dovete avere un effetto importante.”
Arriva già anche Betz per porre delle domande, e nell’ultima scena corressi subito il modo in cui Brünnhilde viene coperta con lo scudo. Wagner non era ancora affatto soddisfatto nemmeno di Sieglinde. Wagner mi passò accanto in piena collera e mi sussurrò qualcosa, di cui compresi soltanto queste parole: “Cambiare, cambiare, Scheffsky terribile!”
Ieri mi fece visita il dottor Baldamus di Cöthen; desiderava assistere alla prova di oggi. Grazie alla conoscenza di Hans Richter e della Materna, sperava di ottenere l’ingresso. Gli dissi che ciò non sarebbe stato possibile, poiché già l’anno precedente, in una riunione, avevamo deciso di vietare nel modo più rigoroso l’accesso alle prove di disposizione scenica, come era consuetudine anche in altri teatri. Non possiamo pretendere dagli artisti che, dato il carattere imprevedibile di Wagner, che nell’agitazione non conosce riguardi, si espongano agli occhi di profani e visitatori curiosi. Non sarebbe neppure da escludere che descrizioni di tali scene finissero sulla stampa scandalistica. Come avevo pensato, Baldamus fu respinto da Hans Richter; anche una lettera che aveva scritto a Wagner per il tramite di Anton Seidl non poté in alcun modo giungere subito a destinazione. Dopo la prova lo trovai con sua moglie davanti al teatro; andammo insieme in città. Mi raccontò molto di Coburgo e di come gli fosse riuscito di reintrodurre gli storni, che da molti anni erano scomparsi da lì. Ora, da due anni, anche gli usignoli vi nidificavano di nuovo. “Senta, dottore, se promette a Wagner che fra due anni nel suo giardino canteranno gli usignoli, le prometto che potrà assistere a tutte le prove generali.”
Baldamus accettò con grande gioia, e penso di raccontarlo a Wagner quando se ne presenterà l’occasione, poiché lui aveva conosciuto Baldamus molti anni fa nella casa del signor von Behr a Cöthen. Questa storia non appartiene propriamente al diario, tuttavia la riferisco per mostrare come venissero ancora molte persone di questo genere, che si immaginavano che, poiché vent’anni prima avevano bevuto una volta un bicchiere di vino con Wagner, non potesse assolutamente mancare loro di vedere accolta la loro richiesta riguardo all’ingresso alle rappresentazioni.
Ho assunto il capo guardarobiere Ernst Fischer di Coburgo. Raccontai al Maestro che era una persona capace. “Ebbene”, disse Wagner, “se è un sarto così capace quanto noi due, allora saprà ben ricoprire il suo incarico.”
